Cosa succede quando, invece di discutere subito attorno a un tavolo, le persone iniziano a costruire? Quando le mani si muovono, la mente segue e quando qualcosa prende forma davanti agli occhi, diventa più facile parlarne, capirlo, condividerlo. Da questa intuizione nasce LEGO® SERIOUS PLAY® (LSP) un metodo di facilitazione che usa i mattoncini LEGO non per giocare, ma per pensare, riflettere e dialogare in modo profondo.In questo articolo introduciamo i fondamentali del metodo LSP Open Source, così come descritti nel documento ufficiale (link).

Cos’è LSP e perché “pensare con le mani” funziona
Si tratta di un metodo strutturato che aiuta gruppi e team ad esplorare domande importanti attraverso la costruzione di modelli tridimensionali. In LSP non si chiede di “dire cosa si pensa”, ma di costruire una risposta.
Ogni partecipante realizza un modello con i mattoncini e poi lo racconta cosicché quel modello diventa una metafora, una storia, un punto di vista reso visibile (e tangibile). Il metodo si basa su un principio molto semplice e potente, quello che costruire aiuta a pensare.La connessione mano–mente è quella che permette di far emergere pensieri che spesso restano impliciti o difficili da esprimere solo a parole. Costruire rende il pensiero più concreto, più osservabile, più condivisibile e soprattutto crea una condizione rara nelle conversazioni di gruppo: tutti contribuiscono. La riunione 100/100, dove tutti intervengono con il loro punto di vista, evitando la classica riunione 80/20 dove l’80% del contenuto dell’incontro proviene da meno del 20% dei presenti, quindi di scarso rendimento.
Cosa NON è: miti e fraintendimenti comuni
Una delle prime cose da chiarire è che LEGO® SERIOUS PLAY® non è semplicemente “fare qualcosa con i LEGO”. Il metodo viene spesso frainteso e vale la pena sgombrare subito il campo da fraintendimenti. Prendete in considerazione questi assunti:
· LSP non è un gioco per rompere il ghiaccio. Può essere piacevole, certo, ma non è intrattenimento.
· Non è un esercizio creativo fine a sé stesso. Non si costruisce per fare qualcosa di bello: si costruisce per dare forma a idee e significati.
· Non è improvvisazione. Il documento è molto chiaro: senza una struttura precisa, senza un processo e senza regole di ingaggio, non si può parlare davvero di LEGO® SERIOUS PLAY®.
· Non è una tecnica “veloce”. Un workshop LSP richiede tempo, preparazione e un avvio graduale. Saltare passaggi fondamentali significa perdere gran parte della sua efficacia.
I pilastri del metodo open: cosa lo rende davvero LSP
Cosa distingue LSP da un semplice laboratorio con i mattoncini?
Il metodo open identifica quattro elementi fondamentali:
- una struttura di processo chiara
- i mattoncini come strumenti di pensiero
- un’etichetta condivisa tra i partecipanti
- un codice di condotta per il facilitatore
In altre parole: non sono i LEGO a fare LSP.
Bensì è il framework che trasforma la costruzione in dialogo e il dialogo in apprendimento collettivo. Un principio centrale del metodo è: la risposta è già nel sistema. Non serve un esperto esterno che arrivi con soluzioni pronte. LSP crea invece uno spazio sicuro in cui il gruppo può far emergere ciò che già sa, ma non riesce ancora a vedere o dire.
Il cuore del processo LSP : Challenge, Build e Share
Il metodo funziona attraverso una sequenza semplice e ripetuta, in ogni ciclo di lavoro contiene sempre tre fasi:
1. Challenge. Il facilitatore propone una sfida: una domanda aperta, significativa, costruibile. Non una domanda a cui rispondere con un’opinione, ma una domanda a cui rispondere con un modello.
2. Build. Ogni partecipante costruisce una risposta elaborando il proprio modello ed è qui che avviene qualcosa di interessante, mentre si costruisce, emergono associazioni, metafore, intuizioni. Spesso le persone scoprono cosa pensano proprio mentre lo costruiscono.
3. Share. Infine, ciascuno racconta il proprio modello che diventa una storia, il contributo alla conversazione in comune. In questa fase vale una regola fondamentale: solo chi ha costruito il modello può dire cosa significa. Gli altri ascoltano, fanno domande, esplorano, non interpretano il modello degli altri creando rispetto, sicurezza e profondità.
Prima di tutto: skills building, flow e sicurezza psicologica
Una delle parti più importanti (e spesso più sottovalutate) di LSP è l’inizio. Prima di affrontare temi complessi, serve un passaggio essenziale: lo skills building. Non è solo un warm-up è il passaggio “obbligatorio” che permette ai partecipanti di familiarizzare con il metodo, con il linguaggio metaforico, con l’idea che non esiste un modello giusto o sbagliato. Senza di esso è ben difficile garantire la buona riuscita del workshop. Si parte da esercizi semplici come costruire una torre, una creatura, una scena quotidiana. Questo primo passo sposta l’idea di giocare con un gioco in qualcosa di serio che allena la mente a pensare in tre dimensioni ( Play by hands).
Questo aiuta anche a creare: “il flow”. Si tratta di quello stato necessario in cui i partecipanti si devono trovare nel condividere che la sfida che hanno davanti è così interessante da coinvolgerli, ma non così difficile da generare ansia. Quindi è importante bilanciare la difficoltà della sfida con le abilità di coloro che partecipano, incrementando il livello di sfida man mano che si procede nell’approfondimento del workshop.
Attraverso questi ingredienti che possiamo garantire un ulteriore aspetto: la sicurezza psicologica. Quando tutti possono costruire le loro risposte, tutti possono parlare e nessuno viene giudicato, appare ben visibile come LSP funziona e ogni modello prende dignità. A questo punto otteniamo uno spazio sicuro.
Quando usarlo e cosa aspettarsi
LSP è particolarmente utile quando il gruppo deve affrontare situazioni complesse, dove non esiste una risposta unica, ma vanno condivise le diverse prospettive di tutti coloro che partecipano.
Si tratta di costruire una visione condivisa, attraverso l’esplorazione delle identità e dei valori di un team, sul come affrontare problemi anche ambigui e di generare innovazione. Effetti tangibili sono il miglioramento della comunicazione e dell’ascolto, aiutando l’allineamento delle persone alla strategia.
In questo modo ciò che viene costruito in un workshop LSP non è imposto: è generato insieme. I risultati non sono “soluzioni magiche”, ma qualcosa di più prezioso proveniente dall’esperienza di una intelligenza collettiva.
Il facilitatore come custode del processo LSP
Nel workshop il facilitatore non è un esperto che spiega, è piuttosto il custode del processo, delle regole, del tempo e della qualità delle risposte alle domande o alle sfide previste nel percorso.
Il facilitatore non interpreta i modelli e non guida verso una conclusione prestabilita, lavora con domande aperte, mantiene la neutralità e aiuta il gruppo ad esplorare ciò che emerge dai modelli. In questo senso, facilitare LSP significa soprattutto creare le condizioni perché il sistema trovi le proprie risposte.
LSP è un metodo serio, accessibile, potente
LEGO® SERIOUS PLAY® Open Source (link) è un invito a prendere sul serio qualcosa che spesso dimentichiamo: pensare non è solo un’attività mentale. Pensare è anche costruire, vedere, raccontare, condividere e quando un gruppo costruisce insieme, può finalmente parlare di ciò che conta davvero — con più profondità, più equità, più senso.
Carlo Rizzi, Facilitatore Agile | LEGO® Serious Play® | TBR Certified.
