
Per molti LSP Camp è ormai un appuntamento ricorrente a cui partecipare tra una cena di Natale e l’altra. Quest’anno, in effetti, saremo alla sua quarta edizione.
Chi lo ha visto nascere, a volte, mi chiede cosa abbia spinto me e gli altri organizzatori a creare un evento del genere. Beh, mettetevi comodi: si parte da lontano.
Il camp è nato nel 2023 da una serie di conversazioni tra Emanuele Ciccarelli, Piergiorgio Lovato e me, tutti facilitatori LSP provenienti da percorsi diversi. Le nostre discussioni si concentravano su cos’era per noi LSP e come usarlo al meglio. E, non secondario anzi, come ci immaginavamo il dopo formazione. In effetti, dopo i 3 o 4 giorni canonici di formazione, i partecipanti si ritrovano spaesati e pieni di domande.
Secondo noi mancava uno spazio di sperimentazione “sicuro” in cui incentivare le persone a provare, e non dove rimarcare ciò che non si può fare. Uno spazio senza conflitti di interessi e non collegato a nessuna società che offre formazione sul metodo LSP. Da questa esigenza di confronto e di sperimentazione siamo partiti per pensare a cosa potevamo fare e come.
Il format
L’idea era di mettere in contatto le persone interessate a LSP, quindi dovevamo organizzare un evento. Visto che mi occupo da diversi anni di organizzare eventi chiamati unconference e, apprezzandone tutti e tre il formato, abbiamo deciso proprio per quella. Che cosa ha di particolare una unconference?
Prima di tutto, non esiste un programma predefinito da pochi che si pensa possa soddisfare tutti o quasi. Il programma lo si crea assieme nella prima parte dell’evento.
Questa modalità si porta dietro che partecipare significare non solo prendere ma anche dare. Un evento del genere si basa sulla generosità dei partecipanti, che oltre a partecipare alle proposte degli altri, ne fanno a loro volta. Senza questo atteggiamento dei partecipanti, l’evento è destinato a fallire.
Questo è un format rodato da molto tempo e che, per la mia esperienza, ha sempre dato ottimi risultati.
Le regole
La nostra regola è stata una sola, nessuna regola!
In molti ci chiedono cosa serve per poter partecipare, e non rispondiamo sempre: la curiosità, nient’altro. Non serviva un circolo chiuso, ma uno spazio libero e inclusivo, e questo è il LSP Camp.
Beh, alla fine qualche regola ce la siamo data, abbiamo creato il manifesto che vuole essere la guida per partecipare ai nostri camp. Il focus lo abbiamo messo sul rispetto degli altri e sui conflitti di interesse. Ai nostri camp non si fa promozione e non si vende nulla.

Il nostro riferimento
Siamo partiti dal documento open rilasciato dalla LEGO(r) sotto la licenza Creative Commons, usabile da chiunque.
Questo rispecchia la nostra idea di libertà e di sperimentazione che ci ha accomunati nella creazione di questo spazio.
Il nostro approccio si concentra sul contenuto e non sul titolo, che non ci interessa. Ogni partecipante sa cosa può fare, cosa ha imparato e cosa seguire o proporre. Non serve che facciamo noi da filtro iniziale. Noi ci preoccupiamo di creare e gestire lo spazio dove le cose possono accadere.
L’evoluzione
Dopo aver contribuito a creare questo spazio nuovo e, successivamente, alla prima edizione, Emanuele Ciccarelli ha lasciato l’organizzazione e io e Piergiorgio abbiamo aperto, per la terza edizione, l’organizzazione ad altri, tirando a bordo Luca Cianci e Carlo Rizzi.
LSP Camp per noi non è solo l’evento di dicembre, ma una community attiva. Un po’ alla volta aggiungiamo delle attività, per esempio la progettazione condivisa di un workshop dove chi la propone guida le attività, o l’organizzazione di eventi locali (al momento ne abbiamo fatti tre, ed il quarto è a calendario per il 17 giugno) generalmente di mezza giornata.
La nostra idea è di creare spazi generosi. Adesso stiamo già lavorando al prossimo camp, che si terrà a Milano l’11 dicembre, perché lo stupore di chi ci chiede cosa ci spinge a organizzarlo non ha prezzo.
